domenica 31 gennaio 2010

La sceneggiatura

Per approfondimenti su stesura di soggetti, sceneggiature e personaggi, potete dare un occhiata agli approfondimenti presenti nel blog:
Approfondimenti

Come si scrive?
Per la sceneggiatura mi piace utilizzare Celtx, questo programma ha un sistema di impaginazione automatico che permette di scrivere sceneggiature anche ai meno esperti.
Ecco un video di esempio di come si presenta Celtx.
video
Potete scaricare il programma in versione gratuita sul sito ufficiale:
http://www.celtx.com/
Questo programma offre anche un sistema di organizzazione dell'intero film, dallo storyboard allo schedamento di personaggi e attrezzature.
Se volete protemo approfondire in seguito il discorso sul suo utilizzo.

La nostra sceneggiatura


Ci sarebbe da dire davvero tanto sulla stesura di una sceneggiatura, forse però il modo migliore per imparare è leggere quelle dei grandi registi famosi, potete trovare quasi tutte le sceneggiature che volete su internet così potete farvi un idea di cosa stiamo parlando.
La sceneggiatura in se serve appunto a dividere un film in scene.
Un film si divide in tre momenti essenziali, un primo atto, dove viene presentata la storia e i personaggi, un secondo atto, dove questa storia entra nel vivo, e in un terzo atto finale, dove c'è la classica risoluzione del problema principale che ha tenuto in piedi il secondo atto.
Lo stesso vale per le singole scene di un film, anche loro devono iniziare, avere uno svolgimento e poi una fine, come abbiamo detto sopra il film è una successione di azioni e di conflitti, sia piccoli che grandi. La risoluzione di questi conflitti non è appannaggio di un unica scena del film che chiude il terzo atto, ma ogni scena deve contenere una specie di conflitto, che sia interiore del personaggio o lo scontro tra due o più persone ecc...
Le scene sono come le azioni per la Scaletta, servono a dare il ritmo al film, quindi è bene scegliere la loro durata con un po' di buonsenso.

Il nostro corto, si traduce in un unica scena, di solito le scene si dividono non solo per conflitti, ma anche per location e nel nostro caso si svolge tutto in una stanza.
Però nel finale ci sono due strade, si può concludere scena e film mostrando una sola azione finale dopo il salto nel buco, oppure si può creare una nuova scena, in questo caso la risoluzione del conflitto nella scena 1 è l'azione stessa di aver saltato nel buco che allo stesso tempo crea un aggancio alla scena successiva che potrebbe mostrare un'altra stanza, facendo evolvere la storia in qualcosa di più complesso.

Le azioni che descrivo nella sceneggiatura sono leggermente più elaborate di quelle del soggetto, se ci fossero dei dialoghi essi dovrebbero stare appunto tra le azioni dei personaggi.

Ecco la sceneggiatura:

La stanza misteriosa

La pallina rimbalza attraverso una stanza seguendo un percorso quasi obbligato

All'improvviso di ferma, la stanza è finita, davanti a lei ci sono 3 buchi ognuno con una freccia che indica di entrarci dentro.

La pallina prende un po' di rincorsa e si dirige verso il buco centrale, ma poi si ferma di scatto dubbiosa.

Si protende quindi per saltare nel buco a destra, ma si ferma di nuovo poco convinta.

Ora è abbastanza preoccupata, guarda il buco di sinistra e si avvicina cautamente, ma si tira subito indietro.

La pallina guarda i tre buchi uno dopo l'altro, il dubbio l'attanaglia, lo stress della scelta è troppo per lei sta per crollare.

Decide quindi di coprirsi gli occhi e inizia a girare su se stessa per perdere l'orientamento come a mosca cieca.

Si ferma poi un po' traballante e inizia a saltare a caso, sperando di beccare uno dei buchi.

Quando ormai è esausta si ferma e scopre di non essere entrata in nessun buco.

La pallina sembra un po' affranta e affaticata, ma alla fine si fa coraggio e con determinazione salta nel buco centrale



Come avrete notato, non sono presenti descrizioni particolari della stanza o della pallina, questo appesantirebbe la sceneggiatura che deve essere sempre molto snella da leggere, anche perché è quella che rappresenta tutto il nostro film.

L'esercizio per questo capitolo prevede la scrittura delle ultime azioni inventate nel capitolo precedente che dovranno poi essere aggiunte alla sceneggiatura.
Per i più temerari, un ottimo esercizio potrebbe essere quello di scrivere un'intera scena che va a seguire e concludere il corto. Consiglio però di fare questa parte solo dopo aver finito l'intera guida e aver approfondito le nozioni su soggetto e sceneggiatura.

Il soggetto del nostro corto


Partiamo dal soggetto:

Per approfondimenti su stesura di soggetti, sceneggiature e personaggi, potete dare un occhiata agli approfondimenti presenti nel blog:

Approfondimenti

Anche se vi invito a documentarvi anche con libri o corsi (se avete la fortuna di trovarne nella vostra città), perché questo è un argomento che non può essere trattano solo in qualche riga.

In sintesi, il soggetto:

Il soggetto non è altro che un riassunto della storia. Di solito è privo di dialoghi, tranne se non proprio necessari, nel nostro caso il corto non prevede i dialoghi quindi avremo un problema in meno. L'importante è che nel soggetto venga raccontato tutto quello che accade, come sappiamo ogni azioni che si vede in un film ha un significato che serve a far comprendere la storia, un colpo di tosse, l'inquadratura di una chiave, alle volte il semplice movimento degli occhi di una persona . Sono tutte cose che non avvengono per caso, o se lo fossero, ci sarebbe comunque un motivo dietro.

Prima di mostrarvi il piccolo soggetto che ho scritto vi voglio parlare della Scaletta, ovvero la successione delle sole azioni che si svolgono in un film. La scaletta ci aiuta nel difficile compito di dare un ritmo al film, come i versi danno il ritmo ad una poesia.

Quando leggerete il soggetto qui sotto, vi renderete conto che ho già suddiviso esso in una Scaletta, questo perché il cortometraggio sarà puramente gestuale e di breve durata, ma soprattutto non ci saranno intrecci particolari, ma solo una sequenza di azioni filmate.

Come potete vedere, il discorso diventa molto relativo, questo perché ogni film ha una storia che va raccontata e ognuno la racconta come meglio credo.

La pallina che rimbalza

soggetto:

Una pallina rimbalza in una stanza, ha una bocca due occhi e due braccia.
Rimbalza felice fino a quando incontra 3 buchi, tutti uguali, ogni buco ha una freccia che indica di saltare dentro.
La pallina sta per saltare in quello centrale, poi ha un ripensamento.
Decide quindi di saltare in quello a destra, ma ha un altro ripensamento.
Infine fa per saltare in quello a sinistra, ma non è per niente sicura quindi si tira indietro.
Il dubbio inizia a pesarle, non sa cosa deve fare.
Alla fine si mette le mani su gli occhi ed inizia a girare su se stessa.
Si ferma e prende a saltare a destra e a sinistra sperando di finire in uno dei buchi.
Alla si ferma e scopre che non è entrata in nessuno dei tre buchi.
Decide quindi di armarsi di coraggio e saltare nel buco centrale.
….................

Come primo esercizio, bisogna completare il soggetto/scalette con una o due righe dove spiegate cosa succede alla pallina dopo che è saltata nel buco.

Character Creation


Affrontiamo nello specifico la creazione e la caratterizzazione di un personaggio.
Il discorso che tratteremo sarà all’inizio molto generico, faremo una panoramica generale su come si crea e si da vita ad un personaggio, cosa bisogna fare per renderlo credibile e soprattutto sopportabile dal pubblico. Il tutto potrà essere rapportato a qualsiasi tipo di personaggio, da quello di un romanzo, all’attore di un film, più avanti vedremo come creare un personaggio da zero, compreso il concept grafico che servirà per la realizzazione di film animati, fumetti, videogiochi, libri illustrati ecc…

Le quattro W dell’investigatore.
What, Where, When, Who?
Sono le domande che dobbiamo porci quando creiamo un personaggio e una storia.
Molte volte è la storia che viene costruita intorno al personaggio, altre volte è il personaggio che viene creato dalla storia, il segreto è non contraddirsi e, come nel Sudoku, fare in modo che le cose combacino da entrambe le parti, altrimenti il gioco non regge. Ad esempio, se abbiamo in mente un film sugli antichi Romani, il nostro personaggio difficilmente potrà essere un Samurai, le due domande Quando? e Chi? non combaciano più. Può sembrare una banalità, ma errori del genere vengono fatti spesso, pensiamo ad esempio al Flintstons: uomini delle caverne che vivono insieme ai dinosauri… Ok, esempio sbagliato, di certo questa cosa non ha reso il cartone meno popolare….

Passiamo alle domande a cui il nostro personaggio deve poter rispondere in caso di interrogatorio.
Nel caso si parli di film, la scheda di un personaggio può contenere informazioni che possono non servire alla trama, ma possono servire all’attore che lo impersona per capire meglio la sua psicologia.

Le domande possono servire anche per dare più spessore alla storia, ok che la fantasia è libera di vagare dove vuole, ma è anche vero che il pubblico non vuole essere imbrogliato, c’è sempre bisogno di una base reale. Pensate ad un disegnatore che disegna creature mostruose, le se creature saranno più convincenti se l’anatomia è corretta e le proporzioni coerenti, anche se il mostro in realtà non esiste.

Se il nostro personaggio è uno scienziato che lavora da 10 anni ad un progetto nel suo scantinato, difficilmente sarà estroverso, abbronzato, palestrato, amante delle feste e della compagnia della gente. Nel “Professore Matto”, lo scienziato è timido, impacciato, solitario, solo quando cambia aspetto rivela proprio il contrario, quella parte di lui rimasta schiacciata dal suo essere grasso e un po’ cervellone.


Where?
Questa domanda serve per una collocazione spaziale del personaggio, ma anche della storia.
Allo stesso tempo si può capire dove stava prima che la storia iniziasse, ma anche carpine possibili intenzioni o ossessioni. Nel film il Piccolo Grande Mago dei Videogame, il bambino vuole andare in California, quella è la sua ossessione, il suo scopo.

Dove vive il nostro personaggio all’inizio della storia?
Dove viveva prima?
Dove vorrebbe vivere?
Dove deve andare?
ecc..

What?
Qui si parla strettamente dello scopo della storia, la missione che l’eroe deve intraprendere per salvare il mondo, ma girata in altri versi ci può rivelare il mestiere, le attitudini, le psicosi ecc…

Cosa vuole?
Cosa fa all’inizio della storia?
Cosa sa fare?
Cosa lo spaventa?
Cosa lo rende felice?
ecc..

When?
Questa invece serve per una collocazione temporale. Certe volte in alcune storie o film è difficile capire la collocazione temporale, ma è quasi sempre una scelta registica. Pensate al film “The Villane”… (se non lo avete visto non voglio rivelarvi niente…).
Però il quando può servirci per scoprire qualcosa sul suo passato, ma anche sul suo futuro…

Quando è nato?
Quando è ambienta la sua storia?
Quando è iniziato il suo conflitto?
ecc..

Who?

Questa domanda è così generica che da sola può raccontare tutta la storia del personaggio. Per questo la tengo per ultima in quanto ci servirà per fare il punto della situazione e fare in modo che le domande precedenti non si contraddicono o cozzino con la storia.

Chi è ?
Chi è il suo nemico?
Chi è il suo amore?
ecc..
Qui potete trovare il PDF di una scheda per un personaggio fittizio fatta tempo fa:

Download della scheda in PDF


Da tutte queste domande dovremo riuscire a creare una mini biografia del personaggio. Sapere della sua infanzia ci può aiutare a capire cosa lo ha spinto a diventare quello che è adesso. I luoghi che ha frequentato, l’educazione dei suoi genitori, le sue amicizie, la sua scuola, i partner, i figli, il suo lavoro, i colleghi ecc….

Ricordiamoci che nessuno nasce cattivo o buono, molto spesso sono le influenze esterne a formare il carattere di una persona. Pensate al Norman di Hicthcock in Psyco, il fatto che vivesse in solitudine con la mamma ossessiva è stata una delle cause della sua psicosi e della sua follia.

Un altro esempio di cattivo per causa sarebbe Voldemort, abbandonato in un orfanotrofio, schermito e allontanato da tutti per le sue capacità non umane ecc... Si potrebbe dire che anche Harry Potter pare aver subito lo stesso trattamento, ma rimane un piccolo particolare che li distingue. Il cattivo è stato abbnadonato dai genitori e in lui rimane un senso di disprezzo per loro che non lo hanno voluto, mentre Harry rimane sempre consapevole dell'amore dei suoi genitori ed è quello che lo fa diventare più coraggioso. Infatti è proprio la paura che spinge Voldemor a cercare rimedi contro la morteche diventa la sua ossessione, mentre Herry subisce con coraggio le angherie della vita, aggrappato al ricordo dei suoi genitori che lo amavano.

Ecco che due particolari rendono due personaggi simili, completamente opposti e antagonisti.
Conoscere un po' di psicologia spiccia può essere di molto aiuto, ma si può arrivare a certe conclusioni facendosi una quinta domanda Why? (Perchè?).

Questa domanda non è rivolta al personaggio, ma alla vita che ci circonda e ai personaggi delle altre storie, questo ci aiuta a capire il motivo di certe azioni, che siano giuste o sbagliate c'è sempre un motivo.

Pechè vengono commesse certe azioni?
Perchè tali scelte?
ecc...

Parliamo di Sceneggiatura 3° parte

Abbiamo il nostro Soggetto, che altro non è che l’esposizione della nostra idea. Tramutare il Soggetto in sceneggiatura richiede un ulteriore passaggio intermedio: La Scaletta.

La Scaletta altro non è che una successione di azioni che raccontano tutto il nostro film.
Ogni paragrafo racconta un avvenimento per azioni, niente dialoghi (in linea di massima) è quando gli investigatori fanno un resoconto dell’inseguimento di una preda, esempio:

Dal soggetto:
I tre ragazzi arrivano in cima alla collina dove li attende una dura prova, Paul p visivamente provato mentre Lu non sente molta fatica, questo fa innervosire Paul che attacca Lu facendolo cadere.

La scaletta:
Jin arriva in cima alla collina seguito da Lu e Paul.
Paul arranca nella polvere mentre Lu è fresco come una rosa.
Paul tira un calcio a Lu che cade atterra, continuando a far inervosire Paul.

Che succede? In pratica si inizia a spiecare come accadono relative azioni, chi cammina avanti, chi è indietro, il tipo di conflitto che c’è tra i ragazzi. Mentre il Soggetto spiega “cosa” succede, la scaletta ne spiega il “Come”.

Dalla scaletta è poi semplice passare alla sceneggiatura, essa infatti ci traccia i punti di controllo del nostro percorso. Dalla scaletta possiamo finalmente estrapolare più nel dettaglio la dinamica di certe azioni, che magari nel soggetto paiono semplici, ma poi nella pratica sono molto più difficili da realizzare. La scaletta ci dà anche i primi tempi di azione e quindi ci fornisce una prima bozza del ritmo. Se vediamo che ci sono troppe azioni in un determinato passaggio (che magari possono appesantire la visione, rallentando troppo il ritmo), possiamo cambiare il tipo di azione o fare dei tagli. All'inverso, ci potremmo accorgere che una determinata successione di azioni non basta a raccontare tutto quello che vogliamo, ma abbiamo bisogno di qualche passaggio in più.

Ora possiamo parlare di sceneggiatura.

La Sceneggiatura contiene principalmente le battute del nostro film, che avranno una localizzazione nello spazio e nel tempo, in più ci saranno delle indicazioni per le azioni degli attori (qui ci viene in aiuto la scaletta).
Un film è di solito diviso in 3 atti, un prologo, uno sviluppo e un finale.
Gli Atti (e quindi l'intero film) sono composti da Scene.
Una Scena ha un inizio, uno sviluppo e una fine. Ogni Scena ha il compito di narrare una parte del film, deve contenere azione dosata dal giusto ritmo, ogni volta che termina una scena una parte del film deve essere stata raccontata, svelata, ma allo stesso tempo deve contenere un aggancio per la scena successiva.
Prendete la classica chiusura di una scena sopra una foto, nella scena successiva si parlerà del personaggio sulla foto.
Nelle narrazioni a più protagonisti si usa spesso raccontare più storie contemporaneamente. Avremo un cambio di ambientazione e personaggi ad ogni scena, ma ogni volta che una scena finisce, spunta un particolare, un anticipazione che verrà raccontato quando il filo temporale delle scene si ricongiungerà.
La durata di ogni scena è variabile, di solito dipende sempre dal ritmo della narrazione, la regola è: non bisogna stufare lo spettatore, continuare a rigirare intorno ad una cosa per far durare di più una scena, diventa noiso a lungo andare. Il detective che gira per la stanza mentre fa un monologo su chi potrebbe essere l'assassino, diventa emozionante e lascia con il fiato sospeso, ma se dopo 10 minuti non ha ancora terminato, diventa soporifero e da poliziesco diventa demenziale.

Come si impagina una sceneggiatura?

La cosa più facile è utilizzare un programma che faccia tutto da solo, come Celtx ( http://www.celtx.com/ ).
Vediamo come è strutturata una scena:

IN CIMA ALLA COLLINA - POMERIGGIO
Jin cammina in testa al gruppo silenzioso
Paul e Lu lo seguono da dietro

PAUL
(con il fiato corto)
Ma com'è che non siamo ancora arrivari?

LU
(Fresco e gioviale)
E piantala cretino, non vedi che ormai ci siamo?
(sogghignando)
Che c'è sei fuori allenamento?

PAUL
Che cazzo ti ridi....
(si avvicina verso Lu che ora gli da le spalle e gli rifila un calcio dietro la schiena)

LU
(cade atterra in ginocchio tossendo e ridendo allo stesso tempo)

JIN
(si mette tra i due)
Fermi, basta così, siamo arrivati...
(Guarda verso est)
il maestro ci attende....

Lu si rialza un po' dolorante e i tre si incamminano verso il tempio in cima alla collina.

In questa fase è bene mantenere la stesura più pulita possibile. Informazioni sulle inquadrature e le transizioni dovrebbero essere evitate in questa fase, ci occuperemo di loro nella parte relativa allo shooting script.

In breve:
Il titolo è scritto in maiuscolo, con l'idicazioni temporali e spaziali, ogni scena ha un titolo e una collocazione, questo serve soprattutto per identificare i luoghi di ripresa (siano essi reali o 3d).
Le azioni sono quasi sempre mancanti, si tende a dare una una descrizione iniziale della scena lasciando il resto ai dialoghi che da soli devono dare un impatto emozionale non indifferente, per questo si tende ad usare meno descrizioni possibili.
Le azioni sono più che altro riferite ad avvenimenti (suona il telefono, l'auto si ferma ecc...) oppure come nell'esempio, per indicare il movimento del gruppo, per le azioni dei singoli personaggi si utilizzano le parentesi.
Le informazioni tra parentesi sono delle linee guida per capire lo stato d'animo degli attori o indicare dei movimenti che devono compiere, anche qui non si deve esagerare, scrivere che l'attore è triste non lo farà sembrare triste, piuttosto dobbiamo creare un'atmosfera o un dialogo che lo facciano sembrare triste.

Per studiare delle sceneggiature professionali, vi consiglio una ricerca su internet:
http://www.kinematrix.net/articoli/ora_di_religione_sceneggiatura.htm
http://www.attoripercaso.it/copioni-commediaanglosassone.htm

Parliamo di Sceneggiatura 2° parte

...continuo sulla creazione di una storia, per ora il discorso è generale, si parla di raccontare una storia, più avanti vedremo come si fa la sceneggiatura di un film.

Il ritmo

La suddivisione in Atti non deve essere una regola ferrea da seguire, una storia deve avere anche un suo ritmo. Il ritmo non è una vera e propria questione musicale, fatto solo di tempi e velocità, bisogna trascendere questa definizione e ridurla ai minimi termini: il ritmo e una successione di contrasti, di alti e bassi, di veloce e lento, di bello e brutto, allegro e triste ecc....
Riuscire a manipolare il ritmo, significa riuscire a condizionare l'umore dello spettatore, bisogna fare di tutto per non fare annoiare chi guarda, legge, ascolta, mangia, annusa la nostra opera, questa è la regola fondamentale per ogni cosa che si fa.
Il cuoco che prepara una cena a più portate, dovrà sapere come guidarvi nella degustazione, alternando acidità, dolcezza, sapore forti, piccanti, inebrianti ecc...
Lo stesso vale per il musicista, pensate alla canzone “Eyes of the Tiger”, il ritmo incalzante con i colpi di chitarra e batteria, poi solo parole e anche lì, c'è un crescendo di energia che sale.
Il ritmo è fatto anche di anticipazioni oltre di contrasti, pensate ai vecchi Horror Movies degli anni '80, suspanse, musica di sotto fondo che cresce al salire della tensione, sappiamo quello che deve accadere, anche se non sappiamo quando di preciso e come, ma lo sappiamo, il regista ama tenerci sulle spine fino all'ultimo e poi la scena ha il suo culmine e poi c'è sempre qualcuno che scappa urlando...
Variare il ritmo significa anche evitare l'assuefazione, cosa che diventa sempre più difficile, perchè sembra che tutto sia già stato fatto, quindi rimane un'impresa stupire le persone.
Immaginatevi un film con solo sparatorie, dall'inizio alla fine. Potrebbe essere divertente per un po', ma poi ci si addormenterebbe a metà della proiezione.
Il ritmo non è presente solo nella narrazione, il ritmo va preso in considerazione nella recitazione (animazione per i treddisti), nelle luci (o cmq la fotografia), nelle atmosfere, nei dialoghi, nella musica, nelle azioni di sottofondo (se una compersa inizia a ballare il tip tap ad un funelare, forse sta rovinando la scena?).
Il ritmo va usato a seconda di quello che vogliamo ricreare, il processo logico deve andare all'incontrario nella nostra testa: vogliamo questo effetto? Bene, cerchiamo di adeguare il ritmo in base a questo.
Allo stesso tempo il processo non deve essere meccanico e forzato perchè altrimenti si esce dalla magia della storia e il prodotto non viene apprezzato.
Quello che serve è sapere che il ritmo c'è sempre, a volte conviene variarlo quando notiamo che che le cose non vanno, altre volte scoprirete che lo avete azzeccato come un musicista che compone la sua canzone, senza averci nemmeno pensato.

Parliamo di Sceneggiatura 1° parte

Questo è un piccolo approfondimento su soggetto e sceneggiatura, una piccola base di quello che ci aspetta nella guida. Non si tratta di un capitolo della guida, ma di un approfondimento a parte per fare più chiarezza su certi punti che possono risultare oscuri a molti.

Idea e soggetto.

L'idea è una cosa personale, da quello che sono arrivato a capire ognuno ha un modo diverso di catturare le idee, c'è chi si fa ispirare da una canzone, chi da una frase, chi da una discussione, il succo del discorso è: mantenere aperta la mente, osservare ogni cosa come se fosse la prima volta che la guardate, fatevi delle domande, inventatevi le risposte.
Un'idea è forte quando in poche righe riuscite a spiegare il succo della vostra storia, se non ci riuscite, vuol dire che l'idea non è abbastanza forte.
Ricordate però che più forte e brillante è l'idea, meno lunga deve essere la storia, prendiamo in esame il film: “Il curioso caso di Benjamin Button”, abbiamo un idea forte, “ il protagonista nasce vecchio e ringiovanisce con l'età”,
In principio, si trattava di un racconto, neanche di un romanzo, come si fa non far annoiare il pubblico per 2 ore, mentre raccontiamo la vita del protagonsita?
Semplice, si inseriscono altre storie nel mezzo, infatti, se avete visto il film, avrete notato che si parla molto anche degli altri personaggi, in più c'è il personaggio della ragazza che legge il diario, che viene rivelato piano piano.

Prendiamo un'idea semplice: “Un gruppo di superstiti su un isola deserta, accadono cose strane e inspiegabili”. Con questi ingredienti si può cucinare tutto e niente, si può tirare avanti la storia praticamente all'infinito, non si sa niente dei protagonisti, ma il tutto ci viene rivelato man mano grazie alle sapiente mani degli sceneggiatori che riescono sempre a stupire e gettare un esca per non farti perdere l'episodio successivo (dopo cercheremo di capire come ci riescono).

L'idea da sola non basta, bisogna preparare un Soggetto per poter esporre ad un possibile finanziatore la nostra storia, soprattutto se la nostra idea non sembra tanto forte all'inizio.

Si sente spesso parlare di Soggetto, cos'è, a cosa serve?
Il soggetto è il riassunto della vostra storia, deve contenere lo sviluppo dell'idea. Di solito il soggetto non è più lungo di una o massimo due pagine, ma il tutto dipende se si sta scrivendo per un corto, un lungometraggio o una serie televisiva. Il segreto però è la sintesi, dobbiamo solo raccontare cosa accade, si devono evitare i dialoghi (salvo si voglia proprio mettere una battuta su cui ruota il tutto), la lettura deve essere facile e scorrevole.

Ma come si racconta una storia?
Sganciamoci un attimo dallo specifico campo cinematografico e parliamo più in generale.
Una storia ruota intorno all'idea, attorno a delle azioni, in una storia c'è sempre un conflitto.
Per conflitto non si intende sempre una battaglia, alle volte il conflitto è anche nella mente del protagonista, la sfida che deve vincere per riscattarsi e migliorarsi ecc...
La classica suddivisione in 3 atti può essere di molto aiuto quando si scrive una storia.
1° atto: presentazione e introduzione del conflitto e dei personaggi;
2° atto: qui abbiamo il culmine del conflitto;
3° atto: risoluzione del conflitto, il finale.

Queste non sono regole ferree da rispettare, imbrogliando un po' le carte è possibile far leva sulla psicologia dello spettatore, che aspettandosi inconsciamente i 3 atti, viene colto di sorpresa e quindi si produce intrattenimento.
Facciamo degli esempi con ognuno dei 3 atti.

Nel film “Memento”, abbiamo una suddivisione strana degli atti, perchè il finale ci viene mostrato nella prima scena, all'inizio del primo atto.
Lo spettatore (o almeno io), rimane disorientato nei primi minuti del film, ci si sente smarriti, però questo ci porta a prestare attenzione ad ogni parola del protagonista, vogliamo capire cosa sta succedendo, non possiamo non capirci niente a soli 3 minuti dell'inizio del film.

Variamo invece il secondo atto, questa cosa è molto più comune, infatti ormai non ci si fa più caso, anche perchè ci si accorge quasi sempre quando sta per succedere.
Nel secondo atto abbiamo il culmine del conflitto, il protagonista dopo mille peripezie è arrivato davanti alla sua meta:
Jhonny Mnemonic, alla fine del secondo atto, quando il suo scopo era semplicemente cancellarsi i dati che ha in testa, salta fuori un nuovo conflitto: nella sua testa c'è la cura per la malattia. In questo punto viene svelato il vero conflitto e si ha il classico Climax del film.

Che succede invece a variare il terzo atto?
Si fa un aggancio, ci viene detto, questo è il finale per questo conflitto, ora bisogna affrontarne un altro....
Torniamo quindi a parlare di Lost, ecco cosa fanno gli sceneggiatori:
In un episodio abbiamo una storia che ha un inizio e una fine, può sembrare strano, ma c'è sempre, magari si parla di uno o più personaggi di solito si racconta un avvenimento della loro vita che bene o male ci appaga una curiosità su uno o più personaggi (chi erano, cosa avevano fatto ecc...).
Tra una scene e l'altra c'è sempre l'altra storia, quella dell'Isola e dei personaggi coinvolti su di essa.
Questo tipo di storia ci viene sempre raccontata in 3 atti, ma al contrario dell'altra, il conflitto a volte non viene risolto, la storia viene tirata e stirata, il conflitto viene sempre risolto nella puntata successiva (o a volte la serie successiva), oppure, quando viene apparentemente risolto, salta fuori qualcos'altro, ci viene mostrata una scatola chiusa, magari la aprono, ma fanno vedere solo le loro facce, oppure ti mostrano il contenuto, ma la scena finisce (aggancio) e o finisce la puntata o si attacca con un'altra scena, magari dall'altra parte dell'isola, per cercare di sbrogliare un'altra matassa.


A seguire, alcune regole di base per scrivere una sceneggiatura.

sabato 30 gennaio 2010

Scopo della guida: Impariamo a fare un Corto in 3d



Per ora non voglio mostrarvi l'intera roadmap che ho preparato, questo perchè voglio adattarla alle esigenze di coloro che mi seguiranno passo passo,
Questa guida sarà infatti interattiva, ad ogni fine capitolo verrà affidato un compito all'utente, il blog servirà poi per eventuali richieste di aiuto e per riuscire a superare le eventuali difficoltà che si incontreranno, permettendo di poter migliorare sempre di più questa guida giorno dopo giorno.


Un modo rapido per conoscere le funzioni fondamentali di Blender è quello di usarle. Quindi non c'è modo migliore che iniziare un piccolo progetto che tocchi gli aspetti fondamentali di qualsiasi programma 3d e non c'è progetto più multidisciplinare che la realizzazione di un piccolo cortometraggio animato.

Alcune cose saranno trattate con superficialità, altre dovranno essere prese per buone, almeno fino a quando non si entrerà nell'ottica globale del progetto.
La guida è studiata per un utente alle prime armi che non sa ancora come muoversi per entrare in questo mondo fatto di mesh, shader, rigging ecc...



In produzioni di grosso calibro i vari aspetti di un film di animazione computerizzata sono lasciati a diversi reparti, si avrà quindi una serie di specialisti per ogni campo che lavorano come in una catena di montaggio, dove ogni pezzo viene preparato da una persona che poi lo passa ad un'altra per intervenire o per usarlo in un altra maniera.

Saranno resi disponibili tutti i file di scena capitolo per capitolo, in questo modo sarà possibile iniziare dal livello che si preferisce, o di seguire l'ordine cronologico usando i propri file creati durante il percorso di apprendimento. Infatti, se si ritiene di avere le giuste capacità, sarà possibile creare da zero l'intero corto, seguendo i tutorial descritti in queste guide.

Un ultimo consiglio che voglio dare è: all'inizio non preoccupatevi del risultato finale, l'importante è aver appreso i concetti fondamentali. Molte cose, come la modellazione ad esempio, si imparano bene solo con la pratica e l'esperienza.

Un po' di ordine

Mi serviva un posto comodo dove archiviare questa guida che sto scrivendo.
All'inizio pensavo di usare il forum, ma alla lunga i messeggi vengono persi e io mi dimenti persino che argomento stavo trattando :D.

Forse era meglio comprare un dominio, ma per ora vediamo come va questo, almeno per il momento voglio evitarmi la coda in posta per andare a carica la poste pay.

Partiamo quindi dal principio, lo scopo principale di questo blog è raccogliere una guida completa alla realizzazione di un piccolo cortometraggio animato in 3d.

La guida sarà abbastanza generica, non mancheranno però divagazioni e approfondimenti su alcune tematiche un po' più complesse.
Il problema principale infatti è riuscire a tenersi sulla strada che porta al 3d, perchè si rischia di passare anche un anno ad informarsi su tecniche di sceneggiatura, character creation ecc... senza neanche aprire una sola volta Blender.

Questo post è solo di buono augurio per me, ma soprattutto per innaugurare questo mio primo Blog.